Strumenti nuovi, vecchie abitudini

2 ottobre 2026·
Clément Godbarge
Clément Godbarge
· 3 min di lettura
Un tessitore al telaio Jacquard, con la catena di schede perforate che ne programma il disegno. Fotografia: IEEE Spectrum
post Umanistica digitale

Gli umanisti che adottarono la stampa diedero all’edizione la forma che ha conservato fino a oggi: si stabilisce il testo, lo si compone, lo si pubblica una volta per tutte e lo si corregge, semmai, in una seconda edizione anni dopo. Abbiamo i computer da mezzo secolo, eppure continuiamo a fare edizioni digitali come se fossero libri a stampa: si finisce il testo, lo si pubblica in blocco, e all’errata corrige si penserà poi. Gli strumenti sono nuovi; le abitudini, vecchie.

La mia nuova lezione per Programming Historian en français, «L’édition critique en continu : publier au rythme de l’encodage (Partie 1)», prende in parola gli strumenti nuovi. Se la codifica TEI è codice, e lo è, allora la si può versionare, validare e trasformare come qualsiasi altro codice. Gli sviluppatori hanno smesso da tempo di aspettare il prodotto finito: ogni modifica viene verificata automaticamente e rilasciata non appena supera i controlli. Nulla impedisce a un’edizione critica di funzionare allo stesso modo, pubblicando ogni lettera appena codificata e rivista, e correggendola alla luce del sole ogni volta che salta fuori una lettura migliore.

Prima parte: i mattoni

Questa prima parte presenta i pezzi, tutti open source, che liberano l’editore dal flusso di lavoro ereditato:

  • un ODD, il documento unico che specifica la codifica del progetto;
  • uno schema RELAX NG generato a partire dall’ODD, che ne impone la struttura;
  • delle regole Schematron, che aggiungono i vincoli editoriali che uno schema non sa esprimere;
  • uno script di validazione, che controlla l’intero corpus con un solo comando e produce output leggibili tramite XSLT.

Gli esempi vengono dal carteggio di Filippo Cavriana, l’edizione che sto costruendo secondo questi criteri. La seconda parte aggiungerà la catena che lega insieme questi pezzi, in modo che ogni modifica al corpus venga validata e pubblicata nel momento stesso in cui la si fa. La lezione rientra nel mio progetto Edizione efficiente, che cerca il modo di abbattere i costi delle edizioni critiche; e automatizzare la pubblicazione, così che l’editore non debba più aspettare uno specialista in fondo alla catena, è uno dei risparmi più consistenti a portata di mano.

Scandalo, rifiuto o adozione di facciata

L’intelligenza artificiale viene accolta allo stesso modo: scandalo, rifiuto o adozione di facciata. È uno dei motivi per cui amo l’umanistica digitale: pochi campi mostrano il paradosso con tanta evidenza. Gli strumenti nuovi dovrebbero invitarci a ripensare come lavorare meglio, non dare una mano di vernice fresca a vecchie routine. Questa lezione raccoglie l’invito sul terreno dell’ecdotica. Alla prossima puntata, con la seconda parte.

Ringrazio i miei editor, Daphné Mathelier e Matthias Gille Levenson, i miei revisori, Jasmin Macarios ed Elsa Van Kote, e Anisa Hawes.

La lezione è in accesso aperto: programminghistorian.org/fr/lecons/edition-critique-continu-pt1 (DOI: 10.46430/phfr0044).

Clément Godbarge
Authors
Docente di Umanistica digitale
Clément Godbarge insegna Umanistica digitale all’Università di St Andrews. Le sue ricerche riguardano i rapporti tra scienza e arte di governo nell’Europa della prima età moderna. Nel suo libro di prossima pubblicazione esamina come i medici inseriti nelle corti di Francia e Italia del Cinquecento si siano proposti come esperti politici di un genere nuovo. Le sue ricerche sono state sostenute dalla Andrew W. Mellon Foundation, dalla Commissione Fulbright, dalla Renaissance Society of America e dall’Università di Harvard.